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Casa Green: verso un 2050 a zero emissioni

Casa Green: verso un 2050 a zero emissioni
Lucia Cipelletti
  • La direttiva approvata risulta più elastica e prevede un allungamento dei tempi.
  • Ogni Stato membro potrà e dovrà recepire la normativa attraverso un piano nazionale che tenga conta del proprio patrimonio immobiliare.

Lo scorso 12 marzo il Parlamento europeo ha approvato il testo finale della direttiva che riguarda la sostenibilità ambientale degli edifici. La disciplina risulta più morbida rispetto alla prima versione risalente a circa un anno fa. Infatti, ogni Paese membro dovrà adottare un piano nazionale che porti a ridurre le emissioni del patrimonio immobiliare in modo progressivo fino al 2050, anno in cui tutti gli edifici dovrebbero essere a emissione zero. L’anno di partenza è stato fissato invece al 2020. Tuttavia, la direttiva dovrà e potrà essere recepita da ogni Stato in base alle caratteristiche peculiari del proprio patrimonio edilizio. Le tempistiche risultano quindi più dilatate nel tempo rispetto alla precedente versione e le richieste sono meno rigide e più semplici da soddisfare.

Quali step intermedi sono previsti

Gli step intermedi predefiniti in questo lasso di tempo riguarderanno nello specifico: la data a partire dalla quale tutti i nuovi edifici a proprietà e gestione pubblica dovranno essere a emissione zero (1° Gennaio 2028), quella a partire dalla quale anche tutti i nuovi edifici privati dovranno essere a zero emissioni (1° Gennaio 2030). A partire dal 1° Gennaio 2030 dovranno essere indicati i requisiti minimi di prestazione energetica. L’ultimo step intermedio riguarda il 2040: a partire da questo momento non sarà più possibile utilizzare combustibili fossili per gli edifici.

Le richieste specifiche

I nuovi edifici

  • Tutti gli edifici nuovi dovranno essere ad emissioni zero di combustibili e permettere l’impianto di pannelli fotovoltaici o solari termici sul tetto: quelli a proprietà o gestione pubblica a partire dal 2028, quelli residenziali a partire dal 2030.
  • Attenzione alla mobilità sostenibile con l’adozione di pre-cablamento sui punti di ricarica per i veicoli elettrici e parcheggi sufficienti per le biciclette.
  • Dovranno essere fissati dei requisiti minimi per gli edifici che subiscono una ristrutturazione significativa.
  • Ogni stato membro potrà decidere se applicare il "passaporto di ristrutturazione": si tratta di una tabella di marcia digitale in cui sono presenti le fasi della ristrutturazione, il risparmio energetico atteso e suoi benefici. Nel caso venga adottato dovrà essere redatto da un esperto dotato di certificazione.

APE

L’attestato di prestazione energetica è già previsto in caso di compravendita o locazione dell’immobile. Per i nuovi edifici e per quelli ristrutturati dovrà però essere in formato digitale e riportare le informazioni dell’edificio come la classe energetica, le prestazioni energetiche e le raccomandazioni per il loro miglioramento. I certificati di prestazione energetica (EPC) migliorati si baseranno su un modello comune dell'UE con criteri comuni.

Esenzioni

Diversi gli immobili che potranno godere di esenzione rispetto alla nuova normativa: quelli sottoposti a vincolo, gli immobili religiosi, gli immobili temporanei, le seconde case utilizzate per meno di quattro mesi all’anno, gli immobili della difesa e quelli sotto i 50 metri quadri.

Caldaie

Si potrà incentivare l’utilizzo di sistemi ibridi già da ora (utilizzo di caldaie e pompe di calore), ma entro il 2040 sarà necessario dotare l’edificio di impianto non alimentato a gas.

Gli incentivi per l'installazione di caldaie alimentate a combustibili fossili non saranno consentiti a partire dal 1° gennaio 2025.

Le critiche

Nonostante gli aggiustamenti fatti e le modifiche la direttiva ha provocato perplessità, soprattutto in una nazione come l’Italia che vanta un mercato immobiliare peculiare fatto soprattutto di piccoli proprietari e di edifici in classe energetiche basse (circa 2 milioni di edifici sarebbero in classe energetica D o G). Tra questi spesso si trovano immobili di prestigio e d’epoca. Inoltre, all’estero i proprietari di prima casa sono inferiori rispetto all’Italia dove si è investito nel "mattone" considerandolo un investimento sicuro per i propri risparmi (nel 2022 l’Istat ha calcolato che gli individui che vivevano in casa di proprietà in Italia fossero 42,7 milioni, il 72,5%).

I possibili risvolti negativi...

La preoccupazione più grande è quindi quella di capire se effettivamente le richieste della direttiva possano essere soddisfatte e se il costo per rendere conforme la propria abitazione alla direttiva sia sostenibile. Per esempio, a causa di vincoli paesaggistici/delle belle arti non sempre è possibile installare pannelli solari all’interno dei centri storici o procedere con un rifacimento della facciata che preveda un cappotto termico.

A livello di costi il Codacons ha stimato un investimento tra i 35mila e i 60mila euro per un’abitazione di 100mq circa. In caso di mancata ristrutturazione le abitazioni si potrebbero svalutare fino al 40% del valore. A rimetterci potrebbero essere le fasce più deboli (pensionati, basso reddito) a meno che non si riesca a trovare il modo di proporre degli incentivi che non vadano però a discapito del debito pubblico Italiano.

 ...e quelli positivi

La nota positiva ovviamente è la possibilità di migliorare l’ambiente in cui viviamo rendendolo più vivibile anche per le generazioni future e a livello economico rientrare nell’investimento iniziale fatto attraverso minori spese di riscaldamento/raffrescamento. Il passo successivo sarà quindi quello di vedere come l’Italia recepirà la direttiva e quali passi metterà in atto.

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